di Vannino Chiti

Cari Adinolfi, Bersani, Franceschini, Marino,

vi scrivo pubblicamente perché siete i candidati che si sono proposti per la segreteria del Pd.

Il congresso ha preso il via e lo vivo con molto disagio, forse per carattere o per formazione politica. Mi è difficile partecipare ad una competizione tra persone che non evidenzi anche un confronto su grandi opzioni culturali, politiche, programmatiche. E per ora non è così.

Vedo che molti già si schierano, in questo caso davvero si può dire “a prescindere”.

Credo che il disagio non sia solo mio. Certo, lo statuto, con le sue contraddizioni e tortuosità, rende difficile svolgere il congresso. Per un partito politico, le procedure democratiche dovrebbero essere efficaci, consentire di partecipare e decidere, non metterne a dura prova la tenuta, attraverso sovrapposizioni di modelli opposti, legittimi ma inconciliabili: il partito presidenzialista del leader, che coincide col candidato alla Presidenza del Consiglio, e quello federale, dei cittadini e del popolo, nel quale anche gli iscritti hanno un ruolo non secondario. Mi pare, tuttavia, errato rassegnarsi ad una semplice conta sui candidati: non lo capirebbero gli iscritti al partito, né i cittadini, alle prese con i problemi quotidiani della crisi, le difficoltà economiche, il senso di caduta culturale e morale.

La mia convinzione è che occorra un’intesa per stabilire 4-5 grandi questioni, attorno alle quali fare discutere, valutare le vostre diverse proposte e su questa base scegliere con il voto il segretario. Io metterei al centro le priorità dello sviluppo, in un paese ancora attraversato da squilibri e da accresciute disuguaglianze; il ruolo e la dignità (a partire dalle retribuzioni) del mondo dei lavori; un nuovo welfare che realizzi uguaglianza di opportunità e consenta l’affermarsi del merito; il rinnovamento della nostra democrazia; il modello di partito. Naturalmente, non sono io a dover selezionare questi temi: non ritenete però che dovremmo farlo tutti insieme, per costruire in un confronto, anche difficile, una più avanzata unità e, soprattutto, per far comprendere agli italiani che affrontiamo i loro problemi e facciamo le nostre scelte per rispondere alle sfide che l’Italia affronta?

Personalmente non voglio altre magliette che quella del Pd: vorrei perciò partecipare al nostro congresso, votando il segretario, sulla base di proposte precise, che riguardano il futuro di noi tutti. Concentrare il confronto in modo esplicito su alcune decisive tematiche è di aiuto a non ridurre il congresso ad un “votificio” sulle persone.

Alcuni tra di noi ritengono che la competizione esclusivamente sulle persone sia un segno di modernità. Non so se sia moderno. Quello che è certo è che produce divisioni difficili da superare. Non ne abbiamo bisogno. Non vincerebbe nessuno.

Vannino Chiti