Si è svolto venerdì scorso l’incontro promosso e organizzato in collaborazione con il Circolo Pd di Villa Severi dal titolo ”L’Italia che abbiamo in mente – Idee del Partito democratico per la riforma del Paese” che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani e dell’Onorevole Donella Mattesini. Ospite d’onore il Vice-Presidente del Senato Vannino Chiti.

Il caso Villari. Avete chiesto le sue dimissioni: perché?
“La prassi parlamentare vuole che il Presidente della Commissione di Vigilanza e della Commissione di Garanzia, sia indicato dalle opposizioni. Non è mai successo che la maggioranza abbia eletto un membro dell’opposizione. Oltretutto Villari aveva detto che se si fosse trovata un’ampia convergenza su un altro candidato si sarebbe dimesso. Per questo è stato espulso dal gruppo del Partito Democratico quindi non rappresenta più nemmeno l’opposizione. Mi pare che si commenti da solo.”

La vittoria di Obama è vista dal Pd come una sorta di rivincita contro Berlusconi? Come crede che la vittoria di Obama influenzerà la politica interna italiana?
“La rivincita su Berlusconi dobbiamo prenderla in Italia alle prossime elezioni politiche. E’ vero ed è normale che le forze progressiste in Italia siano vicine ed abbiano sintonia ideale, culturale e programmatica con Obama, nello stesso modo in cui la Destra italiana tifava MaCain. A gennaio Obama inizierà a fare il presidente in una situazione molto difficile per gli Stati Uniti e per il mondo: ci sono aspettative enormi ma anche possibilità che Obama riesca a tradurre in atti di governo le sue impostazioni politiche. Gli Stati Uniti di Obama punteranno ad avere un rapporto con gli altri paesi e non ad agire in modo arbitrario, così come è successo in Iraq. Obama cercherà di curare gli squilibri e le disuguaglianze economiche degli Usa, cosa che finirebbe poi per aiutare il mondo intero, che non ha certo bisogno di questo neo liberismo selvaggio di destra; ha bisogno di azioni che portino avanti la giustizia, la solidarietà, l’equilibrio di risorse tra i popoli e all’interno delle varie nazioni, che affrontino il grande tema del clima e dell’ambiente, cosa che Bush non ha mai fatto. L’Italia deve continuare ad essere amica e alleata degli Stati Uniti ma soprattutto deve lavorare nell’Europa e con l’Europa ed il rapporto decisivo, quello che conta, è quello tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea.”

Di Pietro: da alleati ad antagonisti? Non crede che l’Italia dei Valori, in un momento in cui il vostro partito pare ondivago su molte questioni, stia erodendo consensi proprio al Pd?
“A Trento non è successo. Lì il Pd ha ottenuto un grande risultato: è il primo partito. Il centrosinistra ha vinto in alleanza con l’Udc, cosa inedita in quella realtà. Si delineano certamente anche possibilità nuove per il futuro. Dopodichè penso che l’Italia dei Valori sbaglierebbe se costruisse il suo ruolo e la sua impostazione su una competizione conflittuale per avere uno o due punti in più a spese del Pd. Tuttavia, ammesso che ci riuscisse – e non credo – il risultato sarebbe l’isolamento dell’Italia dei Valori. Quello che l’Idv deve fare, con noi, è costruire un’alternative alle politiche delle destre e alle politiche del Governo Berlusconi”

I toni di Di Pietro sembrano molto più accesi dei vostri…
“Io penso che in momenti di emotività conti anche il tono della voce. Ma nel medio e lungo periodo vale la serietà dei comportamenti e delle proposte.”

Da governatore della Toscana prima a Ministro e Vice-Presidente del Senato poi: come è cambiata la sua percezione della politica dal passaggio dalla sfera regionale a quella nazionale? Le manca la Toscana e il modo di fare politica in Toscana?
“La Toscana certamente mi manca. In Toscana ho fatto delle esperienze molto belle, come quella di Presidente della Regione. Prima ancora ho fatto anche quella di sindaco della mia città, che è stata molto utile per imparare cose che poi mi sono servite, in seguito, negli altri incarichi che ho avuto. La Toscana dà alcune indicazioni che possono essere utili, senza fare del provincialismo, per la politica del nostro Paese. Una è quella della maggiore civiltà: ci si deve confrontare e scontrare sulle idee, ma sempre nel rispetto delle persone. In secondo luogo, un modo di governare che è quello di ricercare il confronto con i cittadini e con le parti sociali, che è poi il modo per realizzare gli obiettivi. Ecco, tutti questi aspetti sono utili. Naturalmente l’Italia è più complessa, ci sono realtà diverse per sviluppo. Quello che è importante ora è agire tutti insieme, non vivere ognuno nella propria regione, per cambiare il nostro Paese. Per avere in Italia una democrazia moderna che fa partecipare i cittadini.”

Stefano Pezzola