Il senatore sulla linea centrista di Letta. Veltroni: «Fare correnti e’ uno sport diffuso»

Roma – La giornata del Pd è cominciata a suon di polemiche. «Fare correnti è uno sport molto praticato», ha detto Walter Veltroni all’assemblea degli eco-dem rendendo così esplicita l’irritazione per l’associazione di D’Alema e facendo arrabbiare di nuovo Parisi (Veltroni è ridicolo). A far capire che il Pd non naviga in acque tranquille Enrico Letta, che ha chiuso il suo Festival delle idee a Piacenza per fare un’auto-analisi di partito con tanto di lancio del sito www.manualedisopravvivenzapd.com. Ma, al centro del dibattito, è stato soprattutto il possibile avvicinamento all’Udc, con Letta e Vannino Chiti favorevoli e Pier Ferdinando Casini ad aprire: «Sì al dialogo con il Pd se fa autocritica sul bipartitismo».

Non darà vita a una Fondazione e neppure a una corrente interna, ma Vannino Chiti, ministro per i rapporti con il Parlamento nel governo Prodi e ora vice presidente del Senato, ha intenzione di «spendersi» per il progetto politico che gli sta a cuore: costruire un’alleanza di governo fra Pd e Unione di Centro. Venerdì sera a Livorno Chiti si è confrontato per oltre 2 ore su questo progetto con Bruno Tabacci, centrista irrequieto, e con due parlamentari toscani: Marco Filippi del Pd e Nedo Poli dell’Udc. Alla fine il suo invito-manifesto: «Bisogna realizzare con Pezzotta, Tabacci e Casini un’alleanza per l’Italia che parta dal confronto sulle scelte prioritarie e possa candidarsi alla guida del governo del Paese».

Senatore, serata torrida quella livornese, sala affollata e il sì di Tabacci. Ma il Pd va in questa direzione?
«Non voglio tirare nessuno per la giacca ma nella sua relazione all’assemblea nazionale Walter Veltroni ha posto la questione delle alleanze e ha espresso interesse a un confronto serrato con 1’Udc. Quanto a Tabacci si è detto personalmente d’accordo ma questo dibattito è un punto di partenza. Mi hanno detto che in sala c’erano molti elettori di centro».

Aprire all’Udc in modo deciso come fa lei significa chiudere all’eventualità di nuovi rapporti con la sinistra radicale.
«E’ chiaro che un’esperienza come quella dell’Unione non è più ripetibile. Mi auguro che da un lato i socialisti si rendano conto che il loro posto è nel Pd, assieme a tutti i riformisti, e dall’altro che la Sinistra Democratica, o almeno la grande maggioranza, veda nella casa dei riformisti il suo punto di riferimento. Quanto a Rifondazione si tratterà di verificare le sue risposte ai temi al centro del dibattito politico ma mi sembra difficile che si possa ricostituire un legame fra la sinistra radicale e un progetto di governo».

Si è votato da due mesi, è uscita dalle urne una maggioranza chiara, ci sono due opposizioni. Che senso ha pensare di unirle in un progetto di governo?
«L’attuale coalizione Pdl non è adeguata, non ha vera cultura politica, non si dimostra all’altezza della complessità dei problemi che dobbiamo affrontare ed è portatrice di interessi particolari e personali mentre invece serve chi si impegni per l’interesse generale».

Ma Pd e Udc vengono da storie politiche e da alleanze diverse.
«Su temi quali la nuova legge elettorale e la riforma del Parlamento e del Governo ci sono state nella scorsa legislatura notevoli convergenze. E sull’Europa le convergenze e le sensibilità comuni sono molte e importanti. Per la legge del voto, si tratta di ripartire dallo sbarramento al 5% senza premio di maggioranza e da un diverso rapporto tra cittadini e loro rappresentanti. Bisogna incalzare la maggioranza partendo dalla situazione dell’Italia e dalla necessità di dire la verità al Paese».

Lei ipotizza già alleanze fra Pd e Udc alle amministrative del prossimo anno?
«Penso che se la prospettiva di un confronto serrato ha un fondamento possono svilupparsi convergenze anche a livello locale. Non dovrà esserci certo una sorta di obbligatorietà ma una verifica aperta e seria sui programmi. L’Udc è all’opposizione ma se poi in tutte le realtà locali si allea con la destra, allora il senso della sua opposizione rischia di svuotarsi».

Nel Pd ci sono altri, come Letta, che la pensano così. Nascerà una corrente?
«La mia è una convinzione maturata non da ora. Intendo impegnarmi in questa direzione per dare una risposta politica nel dibattito dentro e fuori il Pd. Tutto lì».

Pierandrea Vanni