Un «Faccia a faccia» tra due protagonisti delle politiche in Toscana: Paolo Bonaiuti del Pdl e Vannino Chiti del Pd. Mentre si entra nella quindicina decisiva per il verdetto delle urne, un duello di idee nella sede de «la Nazione», con il dibattito stimolato dal direttore Francesco Carrassi e dalle domande dei giornalisti Stefano Cecchi e Pino Miglino. Un confronto senza telecamere e quindi più attento alla sostanza. Anche per le questioni concrete sulla vita della regione messe sul tavolo accanto ai temi nazionali più strettamente politici. Un dibattito che spesso è andato in profondità, senza finire nei tecnicismi e nel politichese. Savoir faire iniziale tra i contendenti che abbastanza velocemente ha lasciato posto alla passione e alla franchezza da toscani doc.

Onorevoli Bonaiuti e Chiti, comunque vada il voto, escludete che dopo il 14 aprile possa esserci un governissimo con dentro Pdl e Pd?
Bonaiuti: «Dopo il voto non ci sarà bisogno di governi di larghe intese perché tutti i sondaggi che abbiamo in mano ci danno in vantaggio fra l’8% e il 10%».

Veltroni non la pensa così…
Bonaiuti: «Quando la sinistra dice: “Stiamo rimontando, siamo a un soffio”, noi sorridiamo ma li comprendiamo. E’ giusto che chi sta dietro dica questo. Serve a rafforzare la credibilità nei propri elettori. Null’altro».
Chiti: «Noi invece siamo convinti di vincere. Il progresso di rafforzamento del Pd è continuo e sotto gli occhi di tutti. Pensiamo in ogni caso che non ci saranno larghe intese perché l’occasione è stata perduta col tentativo Marini».

Un’occasione persa per sempre?
Chiti: «Un governo Marini sarebbe stato utile all’Italia per fare una nuova legge elettorale al posto di quella pessima attuale e alcune riforme alla Costituzione. Se vinceremo noi, due punti li terremo fermi».

Quali?
Chiti: «Il primo è che, qualunque sia l’ampiezza della vittoria, noi daremo una presidenza delle Camere all’opposizione».

Il secondo?
Chiti: «Sulla legge elettorale e sulle innovazioni alla Costituzione ci dovrà essere un’intesa molto ampia. Al di là delle maggioranze di governo. Con una responsabilità preminente dei due partiti più grandi».

Il Pdl è d’accordo con queste posizioni?
Bonaiuti: «Io sono d’accordo con Chiti sia sull’opportunità di dare garanzie all’opposizione sia per quanto riguarda le riforme istituzionali. Mi siano permesse però tre piccole notazioni».

Prego.
Bonaiuti: «La nuova legge elettorale è stata peggiorata moltissimo dall’intervento del Quirinale con la questione del premio di maggioranza regionale».

Seconda notazione…
Bonaiuti: «La legge elettorale è la stessa adottata in Toscana».

Ultimo punto…
Bonaiuti: «Quando andammo a vedere con Veltroni se era possibile cambiare legge elettorale, trovammo una buona disponibilità a parole, ma un’assoluta chiusura nei fatti. La bozza era il contrario di ciò che ci aspettavamo».
Chiti: «Guardi, sulla legge elettorale la Toscana è un cattivo esempio perché qui c’è stata un’intesa negativa che ha riguardato una parte del Pd, Forza Italia e An. Questa è una legge che neppure io condivido, anche se una cosa è votare una lista con 4 persone, un’altra con 38, come accade adesso per le elezioni politiche».

Quella legge fu varata insieme all’aumento dei consiglieri regionali, l’oramai famoso inciucio…
Chiti: «Io penso che i consiglieri regionali toscani vadano riportati da 65 a 50».
Bonaiuti: «Sono d’accordo. Nel momento in cui la gente ci chiede di ridurre i costi della politica noi dobbiamo dare una risposta. Fra l’altro Forza Italia è stata la prima a proporre la riduzione del numero dei parlamentari».

Anche il Pd è d’accordo nel ridurre il numero dei parlamentari?
Chiti: «La proposta del Pd è di avere 470 deputati e 100 senatori. Un dimezzamento reale del Parlamento».

Restituirete mai il voto di preferenza alla gente?
Bonaiuti: «Questo è un tema nel quale ci vuole attenzione. Si rischia di tornare ai signori delle tessere. Un metodo che può funzionare per selezionare la classe dirigente è quello delle primarie, come succede in questi giorni in America. Un dibattito politico vero. Ma lì non c’è la par condicio. Lì ci si incontra e si dibatte senza misurare il tutto col bilancino del farmacista».
Chiti: «Le preferenze sono obbligatorie se non c’è qualcos’altro. L’alternativa sono appunto le primarie o per collegi uninominali o per liste con pochi candidati».

Par condicio e confronti fra candidati, è uno dei temi caldi del momento…
Chiti: «Io sono d’accordo che ci siano misure a garanzia, ma credo che un confronto fra gli unici due possibili presidenti del Consiglio, e cioè Veltroni e Berlusconi, lo si debba fare nell’interesse dei cittadini».
Bonaiuti: «Il ministro Chiti dimentica che mentre da una parte lui strilla: “Viva il libero confronto”, dall’altra, a un partito che ha oltre il 40 % dei consensi, si controlla col bilancino se ha avuto lo zero virgola in più di spazio sui tg e si proibiscono gli spot. Che senso ha, dunque, stracciarsi le vesti, sperando di raccattare qualche voto in più in un confronto tv?».
Chiti: «Io non voglio convincere Bonaiuti sulla giustezza di un confronto in tv. Voglio solo che i cittadini riflettano: nel 2006 con questa legge, Berlusconi il confronto in tv con Prodi lo fece, oggi con Veltroni non lo vuole».
Bonaiuti: «Il confronto tv con Prodi fu incredibile. Dovemmo legare le mani di Berlusconi dietro la sedia. Per farlo, ci fu chiesto di tutto. Addirittura che le telecamere non inquadrassero il volto di chi non parlava. Tutto confezionato».

Onorevoli Bonaiuti e Chiti, un tema scottante di questi anni è stato il precariato: a voi la legge Biagi piace o farete qualcosa per modificarla?
Chiti: «La legge Biagi ha bisogno di un complemento che riguarda la formazione e la riforma degli ammortizzatori sociali. Noi abbiamo già portato avanti alcune azioni che hanno invertito la tendenza rispetto al precariato, come la stabilizzazione dei ricercatori. Vogliamo andare avanti».
Bonaiuti: «Grazie alla flessibilità abbiamo creato un milione e 600mila nuovi posti nell’arco di 5 anni di governo e poi ne abbiamo generati altri 600mila. Certo, questa legge deve essere adesso accompagnata da una serie di ammortizzatori sociali, ma nel suo impianto per noi è un vanto».

Una delle novità di queste elezioni è una lista dedicata appositamente al tema-aborto: nella prossima legislatura avete intenzione di cambiare la legge 194?
Bonaiuti: «No, abbiamo intenzione di tenerla così com’è».
Chiti:«Per noi la 194 è una buona legge e un punto fermo».

Ancora sui costi della politica. Nel dibattito al Consiglio regionale toscano è sparita l’ipotesi di ridurre le Comunità montane da 20 a 16.
Chiti: «La Finanziaria ha congelato per cinque anni gli stipendi dei parlamentari; ha obbligato a ridurre i componenti dei cda nelle società partecipate dallo Stato e dagli enti locali; e infine ha stabilito una riorganizzazione delle comunità montane sia eliminando quelle che non servono lo scopo per cui sono state create sia accorpandole. Il Consiglio regionale toscano si è espresso per l’accorpamento. Io personalmente penso che le comunità montane non devono essere strutture istituzionali, con presidenti e consiglieri, ma unioni di Comuni per gestire meglio risorse e servizi».
Bonaiuti: «Non vorrei che il ministro Chiti predicasse bene a livello nazionale e razzolasse male a livello locale: 20 Comunità montane in una regione che non ha le Alpi mi sembrano un po’ tante. Per non parlare dei consorzi di bonifica, dove capita che il numero dei dirigenti è superiore a quello dei dipendenti e le opere vengono date in larga parte in appalto. Tutti costi inutili che ricadono sui toscani. Non a caso qui sono stati applicati i maggiori aumenti delle addizionali locali sulle tasse».
Chiti: «Ricordo che quando ero presidente di questa Regione sui tagli non ho mai avuto sostegno ma feroce opposizione dal centrodestra. Quando abbiamo ridotto le Asl da 42 a 12 voi siete stati contro. Oggi il presidente Martini ha proposto la fusione delle fondazioni, la riduzione degli enti partecipati, l’accorpamento in una delle tre Aziende universitarie per il diritto allo studio. Siete pronti a votarle?».
Bonaiuti: «Al governo siete voi. Se sono rose fioriranno. Non ho mai visto la sinistra presentare un programma e poi realizzarlo».

Entro tre anni le discariche dei rifiuti in Toscana saranno colme. Ed è probabile che non saranno pronti i nuovi termovalorizzatori. Si rischia l’emergenza.
Bonaiuti: «Appena due giorni fa la Sinistra Arcobaleno, al governo in Toscana, ha ripetuto il no ai termovalorizzatori. Senza termovalorizzatori non c’è soluzione per i rifiuti. Per farne uno occorre un anno e mezzo, due anni. Se non c’è un piano condiviso, se resta il no ideologico, ci troveremo nei guai anche in Toscana».
Chiti: «Raccolta differenziata, riutilizzo dei materiali: questo in Toscana c’è. Ma ci vogliono anche i termovalorizzatori. Durante la mia presidenza alla Regione ne sono stati costruiti ad Arezzo, a Pietrasanta e nell’area pisana-livornese: mai in queste occasioni c’è stato l’accordo, né con la sinistra radicale né con l’opposizione del centrodestra. Abbiamo perso il comune di Pietrasanta proprio per aver voluto tirare a diritto col temovalorizzatore. Per il più urgente da realizzare, quello per la piana di Firenze, Provincia e Comune hanno già detto sì. A dire no è di nuovo il centrodestra. Se siamo d’accordo sui termovalorizzatori, piantiamola con i veti strumentali».

La Confindustria chiede un secondo rigassificatore in Toscana.
Chiti: «Il rigassificatore di Livorno è una decisione giusta e già presa. Ora deve essere costruito. Punto. I rigassificatori che portano metano a costi più bassi sono un servizio a tutta l’Italia, ma è sacrosanto che la Toscana che offre questo servizio debba avere ricadute, sconti alle tariffe o altro. E’ una questione che non va posta in termini ricattatori ma va posta».

E quindi…
Chiti: «Un altro rigassificatore? Nel quadro nazionale disegnato dal governo ne era previsto uno solo in Toscana. Ora se la proposta di un secondo impianto va avanti dovranno essere gli enti locali e la Regione a dire la loro sulla sua utilità e compatibilità ambientale. Non è che se servono 5 o 6 rigassificatori per il Paese, si devono fare tutti qui».
Bonaiuti: «Sono d’accordo: ci vuole una distribuzione equilibrata in un piano nazionale. Andrebbe in realtà rifatta la mappa delle esigenze di impianti per il metano in Italia. Prendo atto che il ministro Chiti dice che va costruito il rigassificatore di Livorno. Bene, passiamo alla fase esecutiva. Semmai stupisce che sulle questione delle energie non vi sia collaborazione, sinergia con regioni limitrofe come l’Emilia. In Lombardia questo c’è col Piemonte nonostante siano regioni di diverso colore politico».

Nel referendum sulla tramvia di Firenze ha vinto il no. E’ giusto andare avanti senza correzioni?
Bonaiuti: «Torno innanzitutto a esprimere solidarietà al sindaco di Firenze per le minacce, i proiettili che gli sono stati mandati. E ribadisco anche che non bisogna sottovalutare questi gesti infami».

Detto questo…
Bonaiuti: «Detto questo, un referendum, anche se consultivo, è sempre espressione della volontà popolare. Soprattutto quando, come a Firenze, ha avuto una partecipazione notevole in rapporto alle conseguenze pratiche molto modeste che poteva avere. Il sindaco dovrebbe almeno ammettere che la città è spaccata e che larga parte dei suoi elettori non vogliono la tramvia. Domenici non può rinchiudersi nel Palazzo».

Che cosa deve fare?
Bonaiuti: «Deve andare nella direzione indicata dal referendum. Questo treno di 32 metri passerebbe accanto al Duomo, taglierebbe in due un centro storico unico al mondo. Si dice: ma oggi ci passano gli autobus. Benissino, togliamoli, facciamo una grande zona pedonale dove ci si sposti sui minibus elettrici».
Chiti: «Firenze è consumata dagli ostacoli alla mobilità e dall’inquinamento. E’ una emergenza di Firenze ma anche di tutte le grandi città italiane. Non c’è più tempo, non possiamo aspettare altri dieci anni: ci vogliono metrò, treni… Ogni due o tre anni al Duomo, a Firenze, vengono messe impalcature per ripulire le mura annerite. L’ascolto del dissenso dei cittadini è importante. Ma c’è anche una questione di democrazia rappresentativa: col referendum solo due su dieci hanno detto no. Se si creano questi precedenti potranno arrivare veti di minoranze ai termovalorizzatori, agli ospedali, agli asili…».

Dunque nessun ripensamento?
Chiti: «E’corretto quello che ha detto il sindaco dopo il referendum: avanti, ma con un piano integrato della mobilità, per collegare la tramvia con gli altri mezzi di trasporto pubblico e con le aree pedonali. Non solo: le modalità dei tram che passeranno dal centro potranno essere discusse. Ma ho una domanda per Bonaiuti: alcuni candidati del Pdl hanno detto che se vincerete le elezioni toglierete i finanziamenti dati dal governo Berlusconi alla tramvia, è così?».
Bonaiuti: «Il ministro Chiti è in conflitto con se stesso. Ripete quello che è andato dicendo Domenici: “Il governo Berlusconi ha voluto la tramvia”. In realtà quei fondi erano inseriti in un piano generale per cui non potevano non essere dati. La paternità della tramvia, come scrisse a suo tempo il ministro Lunardi, è tutta della sinistra che l’ha voluta, l’ha coccolata, l’ha lisciata».
Chiti: «Sì, ma la risposta? Il governo Berlusconi toglierebbe o no i soldi alla tramvia? ».
Bonaiuti: «La risposta è che ci vuole uno status speciale per Firenze. Bisogna trovare un’altra soluzione che non sia il tram. Lo ha detto anche il vostro ministro delle infrastrutture, Di Pietro: “Il sindaco ottemperi all’esito del referendum”».

Stefano Cecchi, Pino Miglino