Il ministro delle riforme parla delle infrastrutture, di partito democratico, della crisi tra politica e società – “Anche qui i giovani non hanno fiducia: occupiamoci di questo”
«NO. L’ipotesi che io possa candidarmi a sindaco di Firenze non ci sarà mai, è inesistente. Per un motivo semplice. Firenze è importante nel mondo, il sindaco di Palazzo Vecchio parla con i capi di stato. Io sono stato presidente della regione Toscana, ho fatto anche il sindaco della mia città, Pistoia. Credo che non si debba tornare ad impegni già svolti nella propria vita politica. A Firenze esistono donne e uomini capaci: saranno le elezioni primarie a scegliere il futuro candidato sindaco. Per me, l’ipotesi non esiste».
Nel calderone dell’estate fiorentina, circola l’ipotesi di un ritorno a Firenze da protagonista del ministro delle riforme. Con tanti se: se il governo non dura, se a Firenze troppi aspiranti sindaci litigano nei Ds o nella Margherita, se nessuna candidatura fosse di gran peso. Ma Vannino Chiti tronca sul nascere il giochino: non lo riguarda. Ciò che gli interessa è puntare gli occhi sulle difficoltà della regione e quindi invitare il partito democratico, e i suoi esponenti, a discutere di queste criticità e un po’ meno di nomi e candidature: «Ha senso presentare opzioni alternative sulle possibili soluzioni dei problemi, non litigare su un nome o un altro». E da ministro del centrosinistra di Prodi lancia richiami e qualche bacchettata tanto si suoi colleghi di governo quanto al portavoce di Berlusconi, il fiorentino Paolo Bonaiuti, che Chiti accusa di non avere cultura di governo.
«Nella politica, c’è il tempo della partecipazione e del dibattito – afferma il ministro – ma c’è anche il tempo della decisione; non esiste vita democratica senza uno solo di questi tre momenti: ma una volta che si è deciso, nel rispetto di tutti i meccanismi istituzionali, non resta che agire. Chi vuole ricominciare a discutere, in realtà, punta a bloccare e a non fare». Il riferimento diretto è a Corridoio Tirrenico, sottoattraversamento dell’Alta Velocità, percorso della tramvia.
DUE ministri, Pecoraro Scanio e Bianchi, hanno messo in discussione Tirrenica e sottoattraversamento. Nello stesso giorno, D’Alema ha invece dato il via libera all’autostrada. Qual è la posizione del governo?
«Sì a Tirrenica, sì a sottoattraversamento. Alla fine della scorsa legislatura, quando Berlusconi era premier, ci fu piena intesa tra governo, regione e autonomie locali sul corridoio tirrenico; il ministro Matteoli fece fare la valutazione d’impatto ambientale sul tracciato concordato, il ministro Di Pietro ha confermato poi gli impegni con le autonomie locali.
Adesso si lavora per l’eventuale concessione alla Sat secondo un piano di costruzione a costo zero per l’erario. Quanto al tunnel dell’Alta Velocità, fa parte di un accordo di programma tra governo, ferrovie, regione ed enti locali, è parte integrante dell’accordo da me sottoscritto dieci anni fa, come presidente di regione, col primo governo Prodi e col sindaco Primicerio. Sono già appaltati i lavori. E’ un impegno preso ed è un impegno che sarà mantenuto, come tutti gli impegni: non si è mai visto un governo che prima fa un accordo e poi ci ripensa. Sono due opere, corridoio e tunnel ferroviario, che servono alla Toscana e all’Italia. Il tunnel è fondamento per la mobilità ferroviaria fiorentina e regionale. Noi criticammo Berlusconi perché dette alla Toscana la stessa percentuale di finanziamenti che dette alla Val d’Aosta (Bonaiuti se lo ricordi). Il governo di centrosinistra ha invece dato alla Toscana risorse significative con priorità al completamento delle opere di interesse nazionale e regionale. Lo stesso discorso vale per la Due Mari tra Grosseto e Fano».
A chi dice tutto questo, a Bonaiuti o ai suoi colleghi ministri?
«Credo che in politica, nello sviluppo del sistema democratico, ci siano il tempo della discussione e il tempo della decisione. Su questi temi, la decisione è già stata presa».
Che cosa pensa della tramvia che sfiora il Battistero? E della polemica innescata da Bonaiuti?
«C’è un tarlo, tanto nel centrosinistra che nel centrodestra, ed è appunto quello di rimettere continuamente in discussione le cose decise. La tramvia è stata oggetto di dibattito, poi di decisione: confermata dal governo Berlusconi, dalle istituzioni locali, i finanziamenti ci sono. Bonaiuti non sa: l’idea di attraversare piazza Duomo è stata abbandonata, proprio come risultato della fase in cui si discutevano progetti diversi. Adesso il percorso passa da via Cerretani e gira in via Martelli, qui il tram va a batteria. Cioè, anche dal punto di vista architettonico, non muta la visione estetica della piazza: non ci sono fili aerei né antenne.
Dico di più: sono aperti i cantieri, chi oggi vuol rimettere tutto in discussione vuole solo rinviare, sprecare soldi. Che cosa dicono i critici del passaggio dei bus e dell’inquinamento che la tramvia azzererà? Quell’area diventerà pedonale. Per me la tramvia è una risposta al problema della mobilità che salvaguardia l’ambiente e modernizza la città, è una risposta che rispetta la qualità storico-architettonica della città, fornisce una risposta anti-inquinamento, risponde ad esigenze di gestione moderna della città. Sparare solo dei no è strumentale e blocca tutto».
Partito democratico: in Toscana c’è un solo candidato segretario, Andrea Manciulli. Ma ci sono polemiche, come quelle innescate da Rosy Bindi.
«Il problema non è il numero dei candidati, ma che ci siano candidati legati a programmi con opzioni differenzianti. Avrebbe senso avere accanto a Manciulli, altri due o tre Manciulli, cioè candidati che la pensano come lui? Servono opzioni diverse. E’ questo il vero punto.
Ho letto la ricerca dell’Irpet sui giovani e il futuro. E’ su questo che la politica deve misurarsi. Il 23,4% dei giovani toscani pensa di avere in futuro un tenore di vita peggiore; anche in Toscana, nella regione della coesione sociale, la sfiducia nella politica e nelle istituzioni è altissima: solo il 3,5% ha fiducia nel governo nazionale, il 2,4 nel governo regionale, il 3 in quello comunale o nei sindacati o nei magistrati. Non eravamo la regione del senso civico avanzato? Che futuro stiamo preparando? Di questo deve parlare la politica, su questo si costruisce il partito democratico. Pensi: la crisi demografica italiana investe in modo particolare una regione come la Toscana. Venticinque anni fa ogni cento giovanissimi, cioè fino a 14 anni, c’erano 58 anziani con più di 65 anni. Oggi siamo a 100 giovanissimi contro 130 anziani, nel 2015 (cioè tra otto anni, domani) avremo 153 anziani contro 100 giovanissimi. Per questo dobbiamo elaborare politiche moderne di sviluppo, per la famiglia e le famiglie, altrimenti non ci aspetta che il declino. Non sto parlando dell’Italia, ma della Toscana, queste criticità ci investono direttamente, sono il nostro futuro. Ecco: che cosa ha da dire Paolo Bonaiuti su queste cose?».
Pietro Jozzelli
