La conferenza sul clima di Parigi, a differenza di quella del 2009 a Copenaghen, si è chiusa con un accordo globale. Questa è la notizia, positiva e importante. Non era scontato. Vi hanno aderito anche i primi quattro Paesi inquinanti: Cina, Stati Uniti, India, Europa. Nel suo complesso, a mio avviso, è un accordo migliore di quello di Kyoto.
È stato stabilito che l’aumento delle temperature dovrà essere contenuto ben al di sotto dei 2 gradi, possibilmente entro 1,5; ogni cinque anni si avrà la revisione degli obiettivi. Ma già nel 2018 si chiederà agli Stati di aumentare i tagli delle emissioni, così da arrivare pronti al 2020, quando entrerà in vigore il nuovo accordo. I paesi di vecchia industrializzazione erogheranno 100 miliardi all’anno per diffondere in tutto il mondo le tecnologie verdi e liberare l’economia dal carbone; viene introdotto un meccanismo di rimborsi per compensare le perdite finanziarie causate dai cambiamenti climatici nei paesi più vulnerabili geograficamente e economicamente.Secondo alcuni opinionisti altri aspetti rendono il bilancio chiaroscuro. Ogni Stato dovrà autocertificare il contenimento delle proprie emissioni. Alcuni chiedevano che a svolgere questo compito fossero gli organismi internazionali: sarebbe stata preferibile questa strada. Non è stato fissato un calendario che porti alla progressiva sostituzione delle fonti energetiche fossili. Si era ipotizzata la data del 2050 per ottenere una riduzione sostanziale rispetto alle soglie attuali, per poi puntare alla totale abolizione nel 2060. Ha prevalso la prudenza. Infine, alcuni esperti ritengono che sia un errore stabilire che solo nel 2018-2023 si avrà la prima revisione sulla quantità di emissioni: secondo loro infatti, se il mondo continua a inquinare ai ritmi attuali per altri tre anni, sarà impossibile raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi.
Il risultato ottenuto a Parigi è tuttavia una base di partenza importante: è il traguardo più ambizioso fino ad ora raggiunto. Se la comunità internazionale saprà trasformare gli accordi scritti in realtà, sarà più facile alzare l’asticella e salvare davvero il Pianeta che ci ospita. È indispensabile iniziare subito, puntando ad anticipare le scadenze fissate a Parigi. Spetta a tutti noi, come cittadini, una pressione forte e positiva, unita a comportamenti coerenti nella vita di ogni giorno.
