00220068Un decreto del ministero della Salute prevede un elenco di 208 prestazioni sottoposte a cosiddetti criteri di appropriatezza: si punta a scoraggiare il ricorso a questi esami per evitare sprechi. Il documento precisa le ‘condizioni di erogabilità’ in base alle quali i medici potranno prescrivere al paziente la prestazione a carico della collettività. Per i medici che non rispetteranno queste indicazioni si prevedono sanzioni pecuniarie, fermo restando che potranno derogare dandone motivazione.
Serve un di più di prudenza e attenzione nel procedere in questa direzione. Sono in gioco due aspetti importanti e diversi tra loro: la necessità di utilizzare al meglio le risorse finalizzate alla Sanità e quella di assicurare l’universalità del diritto alla salute. L’approccio sanzionatorio rischia di mettere i medici contro i cittadini, di “costringere” gli specialisti a mandare i pazienti a svolgere l’esame in strutture private a pagamento. Saranno così i più ricchi a curarsi meglio! Bisogna puntare di più su una consapevolezza dei cittadini per evitare sprechi, inutili anche per la salute. Le risorse sono preziose, appartengono a tutti e non sono illimitate. Tuttavia la sanità italiana è oggi tra le migliori al mondo e vi si investe rispetto al Pil meno di Germania e Francia.
I medici ogni giorno sono esposti a criticità: denunce legali da parte di utenti che pretendono di sottoporsi agli accertamenti o che chiedono risarcimenti per danni alla salute intervenuti nel tempo; sovraccarico di lavoro dovuto alla riduzione degli organici; contratti di lavoro non rinnovati.
Sono i medici a dover fissare limiti alla necessità di analisi o di prestazioni: le persone non sono l’una fotocopia dell’altra e la prevenzione è la via maestra per la salute dei cittadini e per lo stesso risparmio di risorse. L’attesa di vita è più lunga; tra noi ci sono nuovi cittadini, nati in aree non comunitarie: sono queste le sfide per una sanità che per la sinistra è e deve restare – come l’istruzione – un servizio universale, scadensato dai bisogni, dalla dignità, dall’uguaglianza, non dalle carte di credito.
Il rischio da evitare è quello di mortificare un principio importante: quello della appropriatezza della prestazione sanitaria. Quando si parla della salute dei cittadini e di un diritto universale che non può indebolirsi, ma abbiamo il dovere di rafforzare, bisogna agire con il massimo senso di responsabilità, coinvolgendo medici e personale sanitario, non affondandolo con la burocrazia.