Nel dibattito sulle riforme istituzionali è centrale il tema della forma di governo. Di fronte a noi ci sono due alternative: rafforzare il governo parlamentare oppure passare ad una elezione da parte dei cittadini dei vertici del governo (Presidente della Repubblica oppure Primo Ministro).
Il percorso delle riforme o meglio la possibilità di un loro esito positivo è legato principalmente a questa scelta. La legge elettorale stessa ne discende in modo coerente.
Non è più il tempo delle pregiudiziali astratte. Quello che è necessario è un approfondimento nel merito.
Il semipresidenzialismo – che esiste solo in Francia – ha assicurato governabilità e consolidamento del bipolarismo, cioè di una competizione tra coalizioni politiche alternative. Richiede certo cambiamenti profondi nella nostra Costituzione: il Presidente della Repubblica che assume responsabilità di indirizzo del governo non può più, ad esempio, presiedere il CSM o nominare un terzo di giudici costituzionali. Viene meno una sua funzione di arbitro e di garanzia costituzionale.
Il governo parlamentare forte, prevede che il Primo Ministro, eletto dalla Camera, proponga nomina e revoca dei ministri, possibilità di indire elezioni anticipate: richiede l’introduzione in Costituzione della sfiducia costruttiva.
Ai due diversi sistemi si accompagnano differenti leggi elettorali: il maggioritario di collegio a doppio turno nel caso del semipresidenzialismo, il modello spagnolo per il governo parlamentare forte. L’elezione del Primo Ministro da parte dei cittadini, collegata ad una maggioranza certa (posizioni di Duverger nel confronto-contrasto con De Gaulle) di nuovo ripropone come preferibile il maggioritario a doppio turno.
Dare l’indirizzo è un compito che spetta al Parlamento: su una scelta di questa portata non può essere lasciata una delega in bianco al “Comitato dei 40” parlamentari delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato né agli esperti nominati dal governo.
È importante che il PD abbia deciso, nella Direzione nazionale, che la scelta tra semipresidenzialismo e governo parlamentare forte sarà fatta da iscritti al partito e all’albo dei suoi elettori.
La scadenza è l’autunno: con la definitiva approvazione della legge costituzionale, che darà il via al lavoro del “Comitato dei 40”, il Parlamento dovrà prendere la decisione di indirizzo sulla forma di governo.
Credo che per rispondere con efficacia e tempestività alle esigenze di una società in profonda evoluzione, ma anche per soddisfare il bisogno di rinnovamento chiesto dall’elettorato, e segnare una
discontinuità con un passato permeabile a corruzione e malcostume, sia improcrastinabile una ridefinizione delle comuni regole della convivenza civile, per ritrovare solidarietà e identità nazionale, senso di appartenenza e speranza che il futuro possa essere plasmato secondo interessi comuni e non di parte.
le scelte devono essere ovviamente ponderate e meditate, ma si deve raggiungere una sintesi, e riconoscersi in regole condivise da tutti.
l’immobilismo è il nemico peggiore della democrazia, l’inazione intesa come conservazione pura e semplice dell’esistente, impedisce adeguamenti utili alla migliore costituzione del mondo.
occorre coraggio, determinazione e sapienza politica, senso dello stato, amore per l’Italia , e bisogna mettere la sordina a particolarismi ed egoismi particolari, rinnegar furbizie e convenienze settarie, avendo per ideali solo il bene comune e la giustizia, la libertà e la democrazia.
la linearità di un percorso corretto non la discuto. Ma l’esigenza di una riforma elettorale, anche se provvisoria, è necessaria per non subire i continui ricatti di Berlusconi, ovvero i suoi sciocchi proclami.