La Camera dei Deputati del Parlamento polacco ha approvato una legge che vieta di dire che i campi di concentramento e sterminio nazisti erano “polacchi”. La norma, che deve ancora essere approvata dal Senato e passare al vaglio del presidente della Repubblica, prevede la possibilità di punire, con una sanzione che da una multa può arrivare anche a tre anni di carcere, coloro che “pubblicamente e contro i fatti attribuiscono alla nazione polacca o allo stato polacco la responsabilità o la corresponsabilità di crimini compiuti dal Terzo Reich tedesco oppure i crimini contro l’umanità, contro la pace nonché altri crimini durante la guerra”. Una pena che riguarda i tentativi “evidenti di sminuire la responsabilità dei reali autori di questi crimini”. La legge stabilisce la possibilità di portare in tribunale anche chi usi la formulazione “campi polacchi della morte”, riferendosi ai lager che furono creati e utilizzati in Polonia.
La storia non si cancella, i fatti e le responsabilità per le tragedie del passato non si annullano con una legge. Dire che un campo di sterminio era in Polonia non significa che erano responsabili i polacchi. I responsabili erano i nazisti e i polacchi erano vittime, come altri popoli. La storia non si cambia, ma si fa conoscere per non dover fare i conti con quelle drammatiche vicende.
La memoria della Shoah è indispensabile per tutti affinché mai più si versi il sangue per deliri di potere, odio razziale, imperialismo cieco. Oggi è più che mai necessario per far sì che i valori della democrazia, della libertà, del pluralismo siano sempre il cardine della convivenza civile. Nascondere i fatti e il loro significato va contro il progresso dei popoli.
Nello scorso novembre oltre 60.000 persone hanno partecipato a Varsavia alla marcia indetta dall’estrema destra per il giorno dell’Indipendenza. Sono echeggiati slogan razzisti, xenofobi, antisemiti.
Da qualche anno la Polonia ha assunto una posizione non solo fortemente euroscettica, ma anche in contrasto con valori e principi che fondano l’Unione Europea. Lo ha fatto sull’autonomia della magistratura, sulla separazione dei poteri, sul ruolo della Corte Costituzionale, sui migranti e per la redistribuzione dei richiedenti asilo politico. Mai come in questa fase bisogna ricordare gli errori del passato per non ricadere nel buio.
Più in generale: l’antisemitismo va combattuto senza sottovalutazioni. L’antisemitismo accompagna il tramonto della democrazia.